Intervista a Walter
Intervista a Walter Kostner - L’autore di Gibì e Doppiaw
In occasione del conferimento da parte dell’Università di Verona della laurea honoris causa in Altruismo a Gibì e Doppiaw - 2 dicembre 2000
Qual è il suo primo ricordo di bambino?
Avevo tre anni: ricordo mio papà e un aiutane che sul tetto di casa, dopo una nevicata fenomenale, con una corda tagliavano blocchi di neve alti un metro per buttarli giù perché il tetto non sprofondasse.
Chi sono gli artisti che più ama e che più ha tenuto presente, nel suo lavoro?
Gli artisti che amo? Pier della Francesca, Masaccio... e alcuni impressionisti, Gaugain in particolare. Ma a me piace soprattutto l’artigianato, l’arte popolare: i tessuti del Guatemala, le zucche decorate dell’Uruguay, la musica indiana…
In che cosa consiste il suo speciale legame coi ragazzi, richiamato nelle pur brevissime note biografiche che accompagnano i suoi album?
E’ lo stesso legame che ho con tutte le persone: quando incontro una persona nuova io sono sempre un po’ emozionato: è un paesaggio nuovo, misterioso, unico e irripetibile che mi si apre davanti. Lo prendo come un dono di un valore incalcolabile, compreso il suo bagaglio di sofferenza che diventerà mio per il legame che ci unirà.
Coi bambini e coi ragazzi poi questo dono è più sorprendente perché la loro innocenza richiama qualcosa non di questa terra. Mi sembra sempre che i bambini abbiano qualcosa in più di noi adulti e questo lo esprimo anche nelle vignette: Doppiaw, il clown più adulto è sempre lì, un po’ incantato da Gibì, il più piccolo.
Il fatto di dedicarmi ai ragazzi è una conseguenza della mia scelta di vita basata sul Vangelo che mi ha portato a mettere la mia esistenza a disposizione degli altri: circostanze poi mi hanno portato ad occuparmi della formazione dei ragazzi ai valori più profondi e importanti della vita.
Che cosa le piacerebbe ottenere, con le sue strisce?
Cosa vorrei ottenere? Avete presente quando uno esce dal lavoro la sera e guarda il cielo in cerca della prima stella? (Io lo faccio a volte, anche voi?). Quando la trovi, al di sopra di un palazzo o di un albero, interiormente fai un sorriso, perché quella stella ti richiama a qualcosa di altro, di bello, che spesso durante la tua giornata, preso come sei dalle cose, ti sfugge. E il vedere questa stella di cambia un pochino, perché ti richiama all’essenziale. Questo vorrei raggiungere con le mie strisce. Forse un po’ ambizioso?
Può raccontarci qualche episodio in proposito?
Qualche giorno fa mi ha scritto una assistente sociale, Elena di Bergamo.
Lei mi raccontava che ha scoperto per caso una vignetta sulla rivista Città Nuova in una sala d’attesa. E’ rimasta toccata ed è andata su internet alla ricerca di Gibì e Doppiaw. Ha comprato tutti i libri ed è rimasta sorpresissima di alcune vignette, perché? Mi raccontava che lei lavora con dei bambini malati mentali e che una volta stava seduta su una panchina del giardino con un ragazzo di dieci anni sordomuto. Davanti a loro c’era un magnifico albero e lei lo descriveva e gli faceva ammirare i grandi rami che si stendevano per fare ombra, la forma delle foglie, i colori… ad un certo punto il ragazzo si è alzato e se ne è andato. Elena ha pensato che si era stufato; invece lui si è avvicinato all’albero e l’ha abbracciato.
Chi conosce le vignette sa che Gibì ogni tanto abbraccia il suo pero.
Un’altra volta un bambino si è sdraiato a terra a pancia in giù ed ha allargato le braccia per abbracciare la terra… come fa anche Gibì in una delle sue vignette.
Questo mi ha fatto piacere perché vedevo che un bambino, malato mentale e quindi non condizionato da ciò che possono pensare gli altri o condizionato dalle convenzioni, esprimeva con lo stesso gesto spontaneo, un abbraccio, il suo rapporto di amore con ogni creatura… come anche Gibì fa.
Un’altra assistente sociale mi ha scritto dal carcere femminile della Giudecca dove assiste le carcerate. Mi ha detto che ha incominciato a regalare fotocopie delle vignette e che per le carcerate era ogni volta come un raggio di sole che filtrava dalle grate della cella. Le detenute hanno chiesto delle copie da mandare a loro volta alle amiche di altri carceri. E l’assistente sociale mi diceva: Le tue strisce girano i carceri femminili di tutta Italia. Questa è stata la cosa che finora mi ha dato più gioia.
Alcuni produttori giapponesi, alla ricerca di nuovi soggetti alternativi ai soliti cartoni di quel paese, vedendo le strisce di Gibì hanno detto: ‘Ecco, questi portano i veri secolari valori del Giappone!”
Doppiaw è dichiaratamente autobiografico (Gibì è in incognita...): lei è davvero così?
Mi identifico più con Gibì… ma davanti agli altri, per sembrare più adulto e più serio, mi vesto da Doppiaw!!
Gibì è il bambino che è in tutti noi ma che spesso teniamo prigioniero! Quando io lo libero divento più semplice e i rapporti con gli altri diventano più autentici.