Come sono nati

Verso la metà degli anni settanta, ho vissuto un periodo di tempo a Salisburgo, dove lavoravo come scultore del legno e mi occupavo della formazione di ragazzi. Con loro salivamo le montagne, facevamo teatro, ci impegnavamo per le persone emarginate… Ma ciò che dava senso ad ogni cosa era viverle alla luce dell’amore evangelico, dove anche gli ostacoli potevano diventare una pedana di lancio per andare avanti.


Ritornato in Italia sono rimasto in contatto con alcuni di loro e tra questi con Gibì lo chiamavo così dalle iniziali del suo nome – il quale, però, a un certo punto non ha più mandato notizie di sé. Dopo un anno mi scrive una lettera dalla quale comprendo che sta attraversando un momento di crisi. Ne seguono altre in cui confida i suoi dubbi, le sue domande, mi parla delle sue prime esperienze con una ragazza, di momenti esaltanti e di delusioni.


Capisco che devo essere come un foglio bianco – bianco caldo, però, attento, accogliente – sul quale lui possa scrivere liberamente ciò che vive e pensa. Qualche volta avrei voglia di dargli delle risposte, di indicargli una direzione. Ma come farlo senza correre il rischio che sembrino consigli un po’ paternalistici di una persona adulta e preoccupata? Come evitare di sostituirmi alla sua fatica, lasciando a lui la gioia di fare i suoi passi ? Sento che le parole potrebbero non essere accettate.

Così abbozzo per la prima volta la figura di un clown con la bombetta, Gibì, e quella del suo interlocutore col papillon a quadri, Doppiaw, iniziale del mio nome. Disegno piccole storie che riprendono le situazioni che lui vive, nel tentativo di aiutarlo a uscire dal guscio in cui si sta rinchiudendo. Nascono così le prime strisce: esperienze di vita, fatti positivi e cantonate, sogni, disillusioni, scoperte. (In seguito mi dirà quanto sono state importanti per lui queste “ lettere disegnate “).


La stessa cosa si ripete con Daniela di quattordici anni che da piccola aveva perso il papà e si sentiva insicura, avendo però un grande desiderio di prendere il volo, come gli uccelli colorati che decoravano le sue lettere. E poi con altri ancora, piccoli e grandi….


Dopo qualche anno, mostrando la raccolta di fotocopie delle vignette che conservavo, con mia grande sorpresa, mi viene proposto di pubblicarle sulla rivista Città Nuova. Così le piccole storie di Gibì e Doppiaw cominciano il loro viaggio nel mondo, un viaggio che ancora continua e mi dà occasione di stabilire moltissimi contatti personali con tanti.


Tutto ciò è stato possibile soprattutto grazie alla spiritualità di Chiara Lubich, a cui si ispira la mia vita e il mio lavoro. Non saprei dire quante sono le persone che hanno un mio disegno di Gibì o di Doppiaw e da quanti ho ricevuto e ricevo lettere con testimonianze sorprendenti su quanto di bello stanno “combinando” quei due.


Walter Kostner